La storia dell’arte italiana connessa a quella dell’islam
Quando si parla di arte islamica occorre fare puntualizzazioni storiche senza la quali si avrebbero letture fuorvianti. E’ necessario introdurre un’arte pre-islamica che getta le basi per la futura arte islamica. L’arte pre-islamica, ossia quando gli arabi erano essenzialmente politeisti e nomadi, era legata alla parola (la poesia), alla calligrafia (come espressione poetica, quindi connessa alla parola pronunciata e scritta), alla decorazione di oggetti quotidiani già intrisi di iconoclastia, con chiare influenze bizantine e persiane. Ma anche un’arte che si potrebbe chiamare “profana” che contiene figure umane. La futura arte islamica (dopo la nascita dell’Islam) ha incorporato queste tradizioni corroborando l’iconoclastia, cancellando la libertà figurativa (arte profana appunto) presente fino a quel tempo e orientandosi verso l’astrazione, la stilizzazione e l’adesione verso i precetti religiosi del Corano. Inoltre dalle espansioni arabe, di cui in avanti, del 622 d.C., al conquista dei territori ex bizantini, fanno si che gli arabi assorbano le tecniche, le maestranze, creando un linguaggio proprio ed esportandolo nei territorio che conquisteranno.
Il concetto di iconoclastia islamica non si incentra sull’odio dell’immagine, ma è legato ad un concetto più filosofico-spirituale relativo alla “infinità” del divino, a quella infinità spirituale che non può essere contenuta in una forma (la linea), definita e concentrata in quella di una personificazione che per l’Islam non esiste. Così, al pari, viene replicata in Maometto, il Profeta che come Dio non può essere contenuto in una forma finita. Gli artisti sono stati spinti (per necessità?) ad eccellere nelle forme geometriche, nella calligrafia, negli arabeschi, nelle cosiddette forme astratte.
Ognuna di esse (le geometrie, la calligrafia, gli arabeschi) nel linguaggio islamico ha funzioni e significati precisi legati al Corano e alla spiritualità divina. In particolare le “calligrafie”, la scrittura araba stilizzata, è la materializzazione della voce di Dio. Il suono che si fa gesto grafico, che ripercorre il suono delle frasi del Corano, le espressioni in una ripetizione quasi tribale dei versetti delle Sūre. Le geometrie, gli intrecci, le simmetrie, le texture, le tassellature, si ripetono all’infinito in uno spasmo divino che suggerisce l’eternità nella quale è confinato il Dio.
Spazi diversi a confronto. La basilica cristiana nata dall’influenza di quella romana (Basilica di Massenzio) che però aveva funzioni nettamente diverse e che per necessità viene ripresa modificata ed adattata, definisce nettamente gli spazi. Uno antistante, il quadripartito, spazio nel quale vanno confinati i non battezzati che aspirano al battesimo per abbracciare la cristianità, i catecumeni, che attendono impazienti l’ingresso; uno spazio assembleare in cui il gregge di Dio si riunisce nel suo nome, "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” Matteo 18:20; uno spazio riservato al clero, separato da gradini, da un’arco e segnato nel fondo da un’abside dove prende posto l’Altissimo (l’Eucarestia). La Moschea definita “spazio democratico” orizzontale non prevede separazioni tra un “clero” e i fedeli, al guida spirituale siede nel Minbar, vi è la separazione tra uomini e donne, queste ultime hanno ambienti separati o teli di separazione. Nella direzione della Mecca è contenuto il Mihrab verso il quale i fedeli si rivolgono durante le cinque preghiere.
Ben prima della morte di Maometto fissata al 632 d.C., data che segna anche la nascita dell’Islam, dal 622 d.C. circa, gli arabi cominciano la loro espansione. Siria, Iran, Iraq, Libano, Egitto, Palestina, fino a spingersi nelle coste spagnole, e conquistando la Sicilia dall’822 d.C.. La Spagna conserva uno dei capolavori dell’architettura araba che l’ha dominata, l’Alhambra, con i suoi archi, i chiostri, le decorazioni, le simmetrie, rappresenta uno dei capolavori più complessi dell’arte araba. Ma è in Sicilia che gli arabi si insediano facendo diventare l’isola primo Califfato Arabo. Ma, come scrive Calandra nella sua Breve storia dell’architettura in Sicilia, i siciliani hanno distrutto quasi tutte quelle che erano le meraviglie arabe costruite nell’isola. Pochi elementi arabi rimangono nella Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, forse resti di una moschea. Ma anche se i Normanni cacceranno gli arabi dall’isola, sia per indole dei siciliani, sia per lungimiranza degli Svevi, molti sono gli strascichi che rimangono dal Califfato Arabo che era l’isola. In Sicilia al tempo degli Svevi si parlano tre lingue, il Latino, il Greco e l’Arabo. l’Influenza bizantina è costante, forte, imperate, regalando all’arte arabo-normanna capolavori inestimabili. La Cappella Palatina all’interno del Palazzo dei Normanni in Palermo conserva oltre ai mosaici chiaramente bizantini, la cui luce scintillante delle tessere d’oro colpite dal sole siciliano, creano un’atmosfera trascendentale, un soffitto ligneo arabo con stalattiti lignee e decorazioni calligrafiche.
In conclusione la storia dell’arte italiana e occidentale in generale si lega al mondo arabo attraverso connessioni artistiche e architettoniche, soprattutto negli anni di invasione araba, originando opere e monumenti di eccezionale bellezza, che conservano al loro interno i fasti di una architettura/arte che contiene gli elementi cosmici dell’arte.

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